Perimenopausa: i sintomi che nessuno ti dice di collegare

A 44 anni dormi male. Sei più irritabile del solito, hai sbalzi d’umore che non ti spieghi, il ciclo è diventato irregolare, ti senti più ansiosa, magari hai notato qualche chilo in più che prima non c’era. Vai dal medico, e ti senti dire che è lo stress, la stanchezza, la vita frenetica.

E se invece fosse la perimenopausa?


Cos’è la perimenopausa (e perché non è la menopausa)

La menopausa è un momento preciso: l’ultima mestruazione. La perimenopausa è la fase che la precede — e può durare anni, anche cinque o sei. È il periodo in cui le ovaie iniziano a rallentare, e i livelli ormonali, invece di calare in modo lineare, oscillano in modo imprevedibile.

Sono proprio queste oscillazioni — non la carenza stabile di estrogeni della menopausa vera e propria — a generare una sintomatologia spesso sfuggente, variabile, difficile da inquadrare.


I sintomi che raramente vengono collegati

Quando si pensa alla menopausa, vengono in mente le vampate. Ma la perimenopausa ha un volto molto più sfaccettato, e molti dei suoi sintomi vengono attribuiti ad altro:

Alterazioni del ciclo (più corto, più lungo, più abbondante o irregolare), disturbi del sonno e insonnia, sbalzi d’umore e irritabilità, ansia o sintomi depressivi che compaiono “dal nulla”, difficoltà di concentrazione e quella che molte donne descrivono come “nebbia mentale”, calo del desiderio, secchezza vaginale iniziale, e modificazioni del peso e della distribuzione del grasso corporeo.

Il problema è che una donna di 43-45 anni che presenta ansia e insonnia raramente pensa — e raramente le viene detto — che la causa potrebbe essere ormonale.


Perché viene così spesso fraintesa

La perimenopausa cade in un’età in cui la vita è tipicamente piena: carriera, figli, genitori che invecchiano. È facile attribuire tutto allo stress. Inoltre, gli esami ormonali in questa fase possono risultare ingannevoli — proprio perché i valori oscillano, un singolo dosaggio può apparire normale anche quando la perimenopausa è in pieno corso.

Per questo l’inquadramento richiede competenza: significa leggere i sintomi nel loro insieme, considerare l’età e la storia clinica, e non fermarsi a un singolo valore di laboratorio.


Cosa si può fare

La buona notizia è che la perimenopausa si può gestire — e gestire bene. Riconoscerla è già metà dell’opera: dare un nome a quello che sta succedendo cambia completamente il modo in cui una donna vive questa fase.

Da lì, le strategie sono molte e personalizzabili: dall’adattamento dello stile di vita, alla gestione mirata dei singoli sintomi, fino — nei casi appropriati — a opzioni terapeutiche ormonali e non, valutate individualmente.

Quello che non ha senso è subirla nell’incomprensione, convinte che sia “solo stress”.

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